I nostri superstiti, una volta raggiunto il centro, fanno la conoscenza con Edwin, ultimo rimasto dell’equipe di ricercatori. Dopo i convenevoli ed una serata all’insegna del vino e dell’assenza dei pensieri – rovinata in realtà da uno Shane sempre più imprevedibile quando si tratta di Lori e fin troppo lucido in tutto il resto – Edwin inizia a raccontare ciò che è avvenuto lì e mostra al gruppo di ospiti una sua ricerca sul cosiddetto soggetto sperimentale 19, che si è prestato a farsi analizzare lungo tutto il decorso del contagio, della morte e del seguente risveglio. Nonostante gli studi, però, il medico non è riuscito ad arrivare a nulla di concreto ed utile per sconfiggere il batterio, parassita, virus o quel che sia, ma anzi si dimostra rassegnato ed ormai in attesa esclusivamente della morte, occasione tra l’altro che si presenterà molto presto.
A quel punto si innesca uno scontro di pensiero tra chi è ormai rassegnato al fatto che tutti finiranno in quella orribile maniera, e preferisce dunque finire prima con maggiore dignità e per scelta, e chi invece nutre ancora delle residue speranze e vuole continuare a lottare fino a quando sarà possibile. Il finale non lascia punti in sospeso, ma naturalmente i nostri non hanno ancora alcuna stabilità e dovranno continuare a muoversi ed a cercare un rifugio o un’ancora di salvezza da quel delirio, il tutto complicato da riserve di carburante ormai ridotte al lumicino.
Deludente o soddisfacente, questo finale di stagione? Non lascia l’amaro in bocca per scelte discutibili, il gruppo è ben assestato ormai con pochi elementi di contrasto, le dinamiche sembrano solide e l’unico fuori controllo, paradossalmente, è divenuto proprio il personaggio che sembrava deputato a proteggere gli altri. Non nego che mi attendevo di più da questo fantomatico centro di ricerche, che dura invece un solo episodio, e che avrei sperato in un finale più thrilling, di quelli in grado di far vivere con ansia l’idea di dover aspettare mesi per conoscere gli sviluppi. Invece la situazione in cui lasciamo i protagonisti del serial è piuttosto tranquilla, per quanto possa esserlo in un contesto apocalittico come quello di un mondo apparentemente in mano agli zombi. La seconda stagione, che come detto sarà composta da tredici episodi, potrebbe garantire un deciso salto di qualità all’intero impianto narrativo dell’opera, che raggiunge la fine di questa prima, breve stagione con ottimi risultati e con una qualità media assolutamente soddisfacente. Le premesse per un seguito interessante ci sono tutte, non resta che pazientare per qualche mese. Ovviamente, noi saremo pronti ad occuparcene non appena verrà trasmesso negli Stati Uniti.

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