E’ il momento del season finale di The Walking Dead, seconda stagione. In un crescendo iniziato dalla conclusione dell’undicesimo episodio, la serie conclude col botto, avvalendosi per questo gran finale della firma di Robert Kirkman, l’autore del fumetto, inanellando due episodi carichi di dinamismo e drammaticità. Tornano inoltre orde di famelici zombi, assenti non giustificati per buona parte dell’annata.
A seguito del tragico confronto tra Rick e Shane, una mandria di zombie, finiti nelle vicinanze per caso, viene attirata dai rumori degli spari, avventandosi verso la fattoria. Rick e Carl si rifugiano all'interno del fienile, dove attirano un buon numero di zombi prima di dar fuoco alla struttura in legno e fuggire. Hershel tenta una disperata difesa della sua fattoria ma è costretto a battere in ritirata anche lui.
A quel punto, nel corso della concitata fuga, tra morti e persone rimaste indietro, i superstiti si dividono in più gruppi e su più mezzi, che in maniera fin troppo programmata riescono a riunirsi sull’interstatale, nel punto in cui i nostri erano rimasti bloccati proprio ad inizio stagione. Il cerchio si chiude quindi, e da lì ripartono dirigendosi verso la costa est. Tuttavia, la mancanza di carburante li costringe ad accamparsi per la notte, e sarà anche il momento in cui Rick detterà le nuove condizioni all’intero gruppo. Non solo, perché l’ultima immagine dell’episodio presenterà in lontananza un luogo che rivestirà un ruolo fondamentale nel prosieguo della storia.
Conclusa la seconda stagione, è possibile tirare le somme: la qualità realizzativa della produzione è rimasta più o meno invariata rispetto alla prima, attestandosi su livelli mediamente alti. Gli effetti speciali sono di gran livello, ad opera di Greg Nicotero, cresciuto alla corte di George A. Romero, e sorprende la quantità di sangue e di viscere che venga concessa ad uno show ormai sdoganato e dal forte appeal commerciale.
I punti cardine della stagione sono senza dubbio il luogo, vale a dire la fattoria di Hershel Greene, trovata nel primo episodio e perduta per sempre nell’ultimo, e il triangolo amoroso e teso tra Rick, Lori e Shane, che in gran parte contribuirà alla perdita del controllo progressiva che vive Shane, sempre meno umano. Il suo è il personaggio principale della stagione, quello che smuove maggiormente gli animi con le sue azioni forti, spesso contrarie alla volontà del gruppo ma anche ragionevoli e protettive. E’ il personaggio che meglio si adatta al nuovo mondo ma nel farlo perde probabilmente una parte di sé.
Rick non dà l’idea di essere un leader affidabile e più di una volta crea pericoli a sé stesso e agli altri, ma è anche un personaggio riflessivo, estremamente umano. Buon ago della bilancia è Dale, che nel confronto con Shane assurge a ruolo di voce della saggezza e della ragione, il più intenso e convinto sostenitore del fatto che debbano tutti continuare a pensare e a comportarsi come persone appartenenti ad una società civile.
Le perdite sono pesanti, ma i nuovi innesti, Hershel in primis, hanno la stoffa per ritagliarsi un ruolo. Interessante anche l’evoluzione di Andrea, che da aspirante suicida alla fine della prima stagione, lotta ora per la sopravvivenza ed è diventata anche molto abile con la pistola. Totalmente defilati invece altri personaggi, come ad esempio T-Dog, che non ha alcun ruolo se non quello di comparsa. In sviluppo Daryl. Il finale inquieto e teso della stagione apre le porte a qualsiasi possibilità, e questo è uno degli aspetti vincenti della serie: tutto può succedere a tutti. Per sapere cosa succederà, non resta che attendere la terza stagione. Inutile dirvi che, come al solito, noi ci saremo.